"Museo del passato" di Sante Cesari

da http://www.camperclubagliana.com/luoghi_curiosi.htm#sissa

"Se avete occasione di visitare Sissa, tipico paesino della bassa parmense, magari in occasione della festa dei Sapori del Maiale che si svolge ogni anno ad inizio Novembre, non dovreste perdere l'occasione di recarvi in Via dei Partigiani d'Italia al N°3 dove abita il Sig. Sante Cesari. Questo simpatico personaggio, carrettiere di professione e discendente da una famiglia di carrettieri, ha raccolto nella sua lunga attività oggetti e attrezzature di ogni genere, strumenti di lavoro, attrezzi di uso domestico, utensili della vita contadina, Tra questi spiccano ovviamente i finimenti per cavalli, gioghi, briglie, strek, selle, sottopancia, collari, raccolti in gran quantità e curati con la passione di uno che con questi animali ci ha passato una vita. Poi la raccolta è stata arricchita con i vecchi attrezzi dei maniscalchi, dei falegnami, dei fabbri, dei contadini. Ci ha particolarmente colpito una cartella scolastica in legno con astucci portapenna e calamaio per studenti con, all'interno, alcuni libri anche essi rigorosamente d'epoca. " Si tratta di materiali molto rari, ci ha spegato personalmente, ci sono anche arnesi e finimenti di 150 o 200 anni addietro". Tutto è stato accuratamente restaurato dal Sig. Cesari e ordinato in un locale attiguo alla sua abitazione che lui stesso ha definito " il Museo del passato". Oltre a questo, da buon carrettiere, il nostro Sante è abilissimo con le fruste che riesce a far schioccare in modo davvero sorprendente."

proLocosissa-Sante Cesari intreccia una corda
proLocosissa-Sante Cesari intreccia una corda

Mi chiamo SANTE CESARI e sono nato il 29 novembre 1926. Sono figlio di un "vecchio" carrettiere. Appena terminate le scuole elementari, nel 1937 a fianco di mio padre Ferdinando sono entrato in sintonia con i cavalli da tiro. Ricordo l'inizio della mia vita lavorativa, che mi è costata ancora bambino, tesoro di energie dall'alba al tramonto. Mi alzavo di notte per preparare i cavalli per il lavoro; ciò consisteva nel pulirli, dar loro la biada, abbeverarli e ricoprirli con i finimenti. A quei tempi si partiva sempre di notte, per arrivare al mattino sul posto di lavoro. Spesso dovevo aiutare i cavalli, spingendo le ruote del carretto o "barra " lungo i fiumi; qualche volta ero costretto ad usare lo staffile per spronarli. Ricordo i frugali pranzi a base di pane, quando c'era lo mangiavo con appetito mentre camminavo. Nello stesso tempo allungavo ai cavalli qualche manciata di fieno e, alla prima casa che vedevo, mi fermavo un attimo per bere un goccio d'acqua. Lavoravo dodici mesi all'anno pur di essere di aiuto alla mia famiglia e per tirare avanti la baracca. Nell'arco della mia attività, ho dovuto anche, con molta tristezza, uccidere e seppellire due cavalli ammalati che dovevo ancora pagare. Nel 1940 mio padre è stato richiamato come militare a Piacenza per quattro mesi; per fortuna, nel frattempo, ha ottenuto un permesso di due giorni.Io ero senza scarpe e lui mi ha dato le sue da militare, ma per me, erano troppo lunghe e larghe. Proprio in quel periodo dovevo andare in una fabbrica di Parma con un carico di barbabietole, mi sono infilato le scarpe di mio padre e quando sono arrivato a San Quirico con un gran mal di piedi mi sono fermato in una casa di contadini, dal signor Pini. Li mi hanno dato un pò di paglia per imbottirle poi, sempre a piedi, sono giunto alla fabbrica. Appena arrivato, a causa del mal di piedi, mi ha colto un malore; le persone che si trovavano in fabbrica vedendomi a terra si sono riunite attorno per sapere che cosa fosse successo. Credevano che fossi caduto sotto le ruote della "barra", data la mia tenera età.

Una notte con due cavalli e un carico di piante sono partito per Collecchio; nel ritorno, sono andato al fiume a Madregolo a ricaricare dei ciottoli, dai quali toglievo il gelo con un ferro e, nel frattempo, cominciava a nevicare. Arrivato alla salita del canale di Trecasali, in quel momento c'era molta neve, un cavallo è caduto sotto le stanghe della "barra" e mi sono trovato solo al freddo e al buio. Mi sono fermato e ho pensato di mettere davanti il cavallo che tirava e di legarlo alla "barra", altrimenti mi scappava a casa. A quel punto ho tolto la tela ai cavalli, scoprendoli, per invertire i finimenti perchè non riuscivo ad affrontare la salita ed erano già le nove di sera .. Spesso ero costretto a sostituire i chiodi da ghiaccio martellandomi le dita.

In quel periodo mi ero impegnato ad andare a caricare le biciclette di chi partecipava ai funerali per poi portarle al cimitero. In seguito mi sono accordato con il signor Carnevali, che gestiva il carro funebre, il quale doveva essere trainato da due cavalli a pariglia, mentre lui ne aveva solo uno. Allora gli portavo il mio cavallo in modo che si svolgesse il funerale sino al cimitero. Un'altra cosa che, in quel periodo ho accettato da parte della provincia, è stato l'impegno di trainare con i cavalli lo spartineve, per pulire la strada fino a Martorano. Nel 1946, appena terminata la guerra, il comune di Sissa ha deciso di creare una circonvallazione nelle vicinanze dell'Ufficio Postale. All'epoca io portavo la ghiaia sulla "barra" trainata da due cavalli facendo due viaggi al giorno, dopo averla caricata dall'alveo del fiume. In quel periodo mio padre si ammalò di pleurite. Il sale è un prodotto che oggi si trova facilmente e costa poco, mentre allora era una grossa fatica averlo. Andavo a caricare l'acqua alla Magrina, di notte. Facevo lunghe file perchè tanti carri aspettavano il proprio turno. In tempo di guerra ho lavorato anche per i tedeschi (per la TOT). Facevano strade, ponti, rifugi; io trasportavo sabbia e ghiaia. Fu costruito un ponte a Borgonovo, da "Meri"; io andavo a prendere dei tronchi lunghissimi ed intanto il famoso "PIPPO" mi girava sopra la testa. Terminata la costruzione del ponte, una grossa ondata di piena lo distrusse in un secondo.

Finimenti
Finimenti

Nel 1947 ho smesso con i cavalli e ho iniziato una nuova vita con un camion militare, pur vivendo sempre in miseria. Mi recavo a Castelguelfo a caricare concime per il Consorzio Agrario e mi preparavo sul posto di notte, per potere essere fra i primi al mattino. Tante volte ero senza soldi e senza cibo, e una sera, mentre gli alti mangiavano, io giravo intorno al camion e 1o pulivo con uno strofinaccio. Ad un certo punto quelle persone si sono accorte della mia impossibilità economica e mi hanno offerto un pezzo di pane e di frittata, così, finalmente, ho potuto mangiare insieme a loro. Dopo tante fatiche cominciai a lavorare con il camion, fra la Bassa e Parma città. Ho fatto tanti viaggi che stabilire il totale dei chilometri risulta impossibile. Non ho mai avuto un benché minimo incidente stradale, tantomeno una benché minima contravvenzione. Dopo aver dato tutto me stesso per il lavoro, ho raggiunto la meritata pensione. Lavoravo per diversi clienti e fra questi per l'O.M.A.G (Officina Meccanica Antonietti Gramignazzo) All'atto del pensionamento, l'OMAG, ha inteso riconoscere il mio operato conferendomi una targhetta d'oro massiccio, nella quale e incisa la seguente scritta: "All'amico Sante, con stima e affetto". L'amministratore delegato, Ragionier Erasmo Visioli, ha provveduto alla consegna nel modo più semplice nella mia abitazione. Sono stato colto da una grande sorpresa e per la commozione non ho avuto parole per ringraziarlo di vero cuore.

II mio tempo libero mi consente di coltivare alcuni hobbies. Mi occupo di qualche lavoretto di legno, restauro qualche mobile, ho costruito un tavolo con tre seggiole usando roncola, lima e carta vetrata. In questo ultimo periodo, grazie ad un'appassionata ricerca nella zona di Sissa e paesi limitrofi, sono riuscito a ristrutturare vecchi oggetti, sia di proprietà altrui, sia miei. Si tratta di finimenti da cavallo che da sempre hanno avuto un ruolo indispensabile e di primo piano per l'attività dei carrettieri, i quali hanno caratterizzato diversi secoli, fino all'avvento dei mezzi motorizzati. Nel mio garage ho appeso alle pareti, con cura degna di menzione: briglia con campana, "strèch", collana, "lignàs", con tre code con fiocchi, due rolò, sella con braga da tiro, sottopancia, portastanga, "petto da tiro", cordone in pelle per la guida, collare per pascolo, cavezza, staffile, che spesso facevo risuonare nelle orecchie dei cavalli per indurli a cambiare passo. Il materiale in mio possesso è raro da trovare. Una parte risale agli inizi del secolo diciottesimo. Un paio di appassionati mi ha offerto per il quadro dei finimenti cifre interessanti, ma io non mi sono lasciato convincere perchè sono molto affezionato a tali oggetti, che mi ricordano l'inizio della mia vita lavorativa. Andando per le case, ho cominciato a raccogliere diversi oggetti del passato intensificando sempre più la mia ricerca fra varie attività riguardanti il fabbro, il falegname, il contadino, il boscaiolo, ecc .... In questo modo ho creato un piccolo "MUSEO ETNOLOGICO".

 

Un particolare ringraziamento, di vero cuore, è rivolto a tutte le persone che in un modo od in un altro si sono premurate di portarmi cose di tutti i generi. Tutta la mia raccolta è stata mostrata mediante la televisione italiana. Ciò mi ha procurato una grande gioia. In seguito mi sono pervenute varie lettere, in particolare dal MUSEO ETNOLOGICO di Foggia, per una richiesta di fotografie, Addirittura ho ricevuto la videocassetta trasmessa in televisione, per eventuale scambio di oggetti. Tutto questo è stato da me scritto nell'anno 1999.

In fede Sante Cesari

 


 

Per visite e informazioni:
SANTE CESARI
Via Partigiani d'Italia n. 3 - SISSA (PR) - Tel. 0521 879087