SAN NAZZARO

Un pugno di case sparse intorno alla chiesa sulla sponda sinistra del canale dilanino delimita la topografia in questo antico villaggio, ricordato per la prima volta nel 1045. Da una pergamena del 1230 si apprende che il primo insediamento religioso era posto nella Pieve di San Quirico: “Plevs Sancti Quirici: Cappella de Sancto Nazario”.

Doveva trattarsi di un modesto luogo di preghiera, successivamente portato a più vaste dimensioni e consacrato nel 1522. Al trascorrere del tempo la chiesa venne portata alle dimensioni attuali intorno al Seicento. L’intavolazione della facciata, a due ordini e timpano triangolare, è formata da un alto zoccolo e da lesene accoppiate poste ai lati del portale d’ingresso, sormontati da un ampio arco ribassato di protezione. Sotto il cornicione che accorpa gli spioventi del tetto è ricavato un ampio affresco raffigurante i SS. Nazaro e Celso.

Il campanile, a tre ordine, è concluso in altezza con una elegante torretta a forma prismatica ottagonale, sostenente la cupola a spicchi. Stilisticamente il prospetto, ben conservato, presenta strette analogie con quello cinquecentesco della Chiesa di San Marcellino a Parma. L’interno formato da una sola navata, con abside e cappelle laterali, è arricchito da pregevoli opere d’arte pittoriche e lignee. Nella sagrestia si ammira un fregio affrescato della prima metà del Settecento e un composito credenzone con ricca cimasa sagomata di poco posteriore al dipinto ricordato. Altri arredi sono ubicati nel coro, nella navata, nel presbiterio.

Si ritiene che il mobilio sia attribuibile a Michele Poncet; i portaceli, simili a quelli delle chiese di San Liborio a Colorno e della Parrocchiale di Bianconere, ricordano lo stile di Ignazio Marchetti.

All’altare maggiore, arricchito da marmi policromi, fanno corona quelli di minore pregio ubicati nelle cappelle.
Di alto livello artistico è la sontuosa cassa d’organo settecentesca in stile barocco con le canne in lega d'argento di Giovanni Battista Piazzi, inserita nella retrofacciata sovrastante l’ingresso principale, che reca nel fastigio un ovale anomino raffigurante la Madonna col Bambino. Spiccano ai due lati carnosi putti tubicini e cariatidi che sostengono l’architrave sotto il fastigio. Finissime dorature rivestono il fantasioso impianto decorativo, dove prevalgono gli intagli e la corposa sporgenza delle mensole. L’autore del meccanismo musicale originario, formato nella parte frontale da canne d’organo di diversa altezza e diametro magistralmente inserite nella composizione lignea, fu il frate carmelitano Giuseppe Dotti che lo ultimò nel 1726.
Proviene dalla chiesa dei Serviti di Soragna ed è opera del 1726 del carmelitano Giuseppe Dotti. Dopo la soppressione napoleonica della chiesa dei Serviti, nel 1811 lo strumento venne venduto alla chiesa di S. Giacomo di Soragna e il 6 set. 1813 alla chiesa di Sissa.