TORRICELLA

Anticamente il villaggio, che sulla base di materiali recuperati risulta attivo nel XIII sec. a.C., per la sua vicinanza al Po, svolse un ruolo di qualche rilievo, tanto da mantenere attivo il porto e la dogana, difesi da un fortilizio situato tra il Po ed il Taro, di cui non rimane traccia. Lo straripamento del Po, mutò in quel punto il suo corso, dividendo in due parti il centro abitato. Si deve a questa calamità naturale la formazione di due villaggi: uno, lombardo, Torricella del Pizzo, e l’altro parmense, entrambi a filo delle opposte sponde.

Notizie certe vengono alla luce a partire dal 1427, quando Torricella, già presidio dei Terzi, passa prima nelle mani dei Veneziani e successivamente, per compravendita, in quelle di Pier Maria Rossi.

Al signore di Torrechiara succederanno nel possesso altri feudatari: Alessandro Sforza ed il figlio Costanzo (1475), la vedova di lui Camilla, e Giovanni, figlio di Camilla. Con atto datato 11 novembre 1499 Lodovico XII, re di Francia, conquistatore del Milanese, cederà Torricella ai fratelli Angelo, Pietro, Paolo e Francesco Simonetta i cui discendenti possederanno il feudo, dichiarato Contea, sin all’avvento dei Farnese.

Sarà poi Ottavio III, duca di Parma, che con preveggenza, provvederà a fortificare il castello nel 1551, invano assalito dalle artiglierie delle milizie imperiali. In seguito abbandonato e soggetto alla corrosione delle acque del Po, il fortilizio rovinò su se stesso e scomparve senza lasciare tracce in superficie.

Stesso destino ebbe il Convento dei Frati Minori Osservanti, edificato nel 1606 dai feudatari Orazio e Ferrante Simonetta e l’annesso Oratorio di San Giovanni Battista, entrambi travolti dalle acque del Po. Riedificati dai Frati nel 1640-48, ospitarono la comunità sino al 1805, anno in cui venivano soppressi per decreto napoleonico gli Ordini Religiosi, preludio alla distruzione del complesso.

Nella seconda metà del Seicento cresce l’attività del Porto di Torricella, dato l’incremento degli scambi con Venezia, che richiede laterizi cotti nella fornace di Gramignazzo in cambio di carbone trasportato in sede da grossi barconi.

Tale attività avrà un seguito agli inizi del secolo, quando dopo il crollo del campanile di San Marco (1902), partirono da Torricella, sino al 1912, i mattoni per riedificare la torre, ridotta ad un cumulo di macerie.

Seguendo l’argine maestro del Po che conduce al centro frazionale di Coltaro si può trovare il porto di Torricella, segnalato su tutte le carte nautiche come Porto Turistico Regionale.

Circa quarant’anni fa il centro venne sconvolto da un tornado di particolare violenza, che nel pomeriggio del 4 luglio 1965 distrusse o danneggiò gran parte delle abitazioni, seminando morte ovunque con la stessa furia di quattro secoli prima.

 

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